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Errore: quando intervenire?

Errore: quando intervenire?

 
Obiettivo
Sommario
In questo articolo faremo alcune riflessioni per capire quando è utile lasciar correre l’errore e quando invece intervenire
Quando mi confronto con gli allenatori in campo o nei momenti formativi, una domanda che spesso mi sento rivolgere è “se fanno un errore cosa faccio? Lascio andare o intervengo?”.
Di fatto, come in molte altre questioni sulla gestione degli atleti e dei loro comportamenti, non esiste una formula matematica che ci indichi il comportamento infallibile da adottare. Tuttavia, fare alcune riflessioni può esserci di aiuto nel momento in cui avviene l’errore così da scegliere la strategia più efficace.
 
Analizziamo quindi alcuni aspetti legati alla prestazione:
  1. Quale obiettivo ho?

Facciamo qualche esempio: voglio che il mio giocatore riacquisti fiducia dopo un periodo non fortunato: allora essere troppo tempestivi nel correggere il gesto tecnico non è prioritario, mentre il lasciarlo fare gli può permettere di riacquisire fiducia e confidenza con la palla. Se sto lavorando sulla resilienza, allora lasciamolo provare e riprovare, aiutiamolo col giusto sostegno affinchè la sua frustrazione da non riuscita si trasformi in energia propositiva per rialzarsi e provare ancora. Se invece ho bisogno di recuperare il rispetto dei ruoli e l’autorevolezza in un giocatore che sta perdendo di vista la squadra e il rispetto del lavoro e dell’autorità, allora sarò più presente facendo sentire il mio “peso”.

Mafalda citazione errore sbaglio

  1. Stiamo lavorando su qualcosa di nuovo o sono cose già sperimentate?
Se i giocatori si stanno cimentando per la prima volta in una nuova esercitazione/gestualità tecnica posso dargli l’opportunità, una volta chiariti bene gli obiettivi e la modalità di esecuzione dell’esercitazione, di “raddrizzare il tiro” da soli. In fondo, si trovano per la prima volta a eseguire quel gesto/comportamento, quindi vale la pena dar loro fiducia e lasciare che si autocorreggano nel conseguimento degli obiettivi fissati. Pensate soprattutto all’impatto positivo che ciò ha non solo a livello di apprendimento, ma anche sul piano emotivo, di autoefficacia percepita e di consapevolezza. 
  1. Si stanno creando degli automatismi negativi?
La ripetizione nel tempo di un gesto tecnico crea automatismi con il vantaggio di liberare l’attenzione che può andare al servizio di nuove acquisizioni, maggiore attenzione al gioco di squadra o permettere che il carico cognitivo sia rivolto altrove. Tuttavia se ci accorgiamo che il giocatore sta automatizzando dei gesti tecnici non efficaci allora è bene intervenire guidandolo attraverso domande e stimolazioni adeguate (vedi articolo dicembre 2017).
  1. Palloni da calcio allenamentoQual è l’età dei giocatori?
L’età è un aspetto di cui tenere conto, sempre. Se da una parte è vero che più sono piccoli più si troveranno a sperimentare situazioni nuove e quindi, in linea con quanto appena detto, vanno lasciati liberi di sperimentare, dall’altro lato considerate le ridotte capacità mnestiche e attentive, se vogliamo essere efficaci dobbiamo intervenire abbastanza tempestivamente per permettere al bambino di ricordare l’esperienza a cui facciamo riferimento.
  1. Il giocatore si sta mettendo in pericolo o sta avendo comportamenti non etici?
In questo caso il nostro intervento deve essere veloce e direttivo sottolineando cosa non va bene, quale comportamento ci aspettiamo sottolineando, in caso di comportamenti non etici, l’importanza di valori quali il rispetto e la responsabilità.
 
NB: essere efficaci, non belli!!!
Ricordiamoci che ciò che risulta prioritario è raggiungere l’obiettivo! Quindi, nostro intento non deve essere quello che i giocatori soddisfino il nostro ego eseguendo l’esercitazione perfettamente e in accordo con ciò che io allenatore ho in testa. L’obiettivo, qualunque esso sia, può essere raggiunto percorrendo altre strade, magari più creative e rispettose della personalità e individualità dei nostri giocatori, sempre nel limite del lecito e dell’etico.
Nell’errore, o in quello che noi riteniamo tale, i ragazzi possono trovare soluzioni diverse e sperimentare strade che poi torneranno utili in altre situazioni di gioco alimentando parallelamente il loro divertimento e il loro bisogno di provare, creare e andare oltre.

Photo credits: Canon PowerShot Sx710 Hs, MaxPixel.net

Autore

Ritratto di daniela.oriandi
| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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