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Forme di comunicazione psicologica tra i giocatori in partita: la comunicazione supportiva

Forme di comunicazione psicologica tra i giocatori in partita: la comunicazione supportiva

 
Obiettivo
Sommario
Cos'è la comunicazione supportiva? Come si verifica durante la gara? Andiamo a fondo sulla comunicazione tra i giocatori in partita
Per comunicazione supportiva si intende l’insieme degli scambi verbali che intercorrono tra i giocatori al fine di offrire: sostegno emotivo, regolazione comportamentale, rinforzo della motivazione nei momenti di difficoltà che il singolo, il reparto, o la squadra nel suo insieme possono sperimentare nel corso della gara.
La partita mobilita in ogni giocatore, di qualsiasi età e categoria, un insieme importante di motivazioni al buon esito, di aspettative di prestazione personali e di gruppo, di senso di responsabilità verso gli altri (compagni, mister, società, tifosi), che determinano un carico psicologico importante.
 
LA PARTITA E LE SUE CRITICITÀ
La partita, si sa, è un evento complesso che richiede l’applicazione di abilità tecniche, atletiche, tattiche e mentali, in un contesto di forte imprevedibilità, intensità, velocità che rendono la prestazione agonistica di ogni giocatore, reparto o l’intera compagine altamente impegnativa, e costantemente sottoposta a variegati momenti di difficoltà e di svantaggio.
Un errore di gioco, una conclusione fuori di poco, un’occasione facile fallita, una palla persa imprudentemente, un goal subito a freddo, “perdere” l’attaccante che va a fare goal, subire la soffocante pressione dell’avversario, il verificarsi dello scollegamento tra reparti, incapacità temporanea di reagire della squadra, sono tutte situazioni che producono nel singolo e nel gruppo stati psico-emotivi di criticità non facili da superare e che abbassano il livello della prestazione in campo.
Queste e altre criticità di campo producono nei protagonisti dei temporanei blackout psicologici, caratterizzati da sentimenti di delusione, sconforto, disorientamento, incertezza, perdita di autoefficacia, rabbia, senso di impotenza.   
In questi frangenti di difficoltà è tipicamente l’allenatore, la panchina, i tifosi che cercano di aiutare e sostenere i protagonisti in campo. Questo è molto importante ma non basta per ridare ossigeno alla convinzione, determinazione, e fiducia nel singolo e nella squadra. 
 
L'AIUTO MAGGIORE VIENE DAI COMPAGNI!
Fondamentale invece diventa la capacità dei giocatori, sia in chiave individuale che collettiva, di generare dentro e durante la partita una forte spinta supportiva verso chi, dei propri compagni, può trovarsi a fare i conti con errori, anche ripetuti, con sincronismi inceppati, con cali di prestazione.  È abbastanza ricorrente sentir dire dai giocatori che il miglior supporto per superare un momento difficile in gara è l’incoraggiamento e il sostegno del compagno, così come all’opposto la cosa peggiore sia sentirgli fare un rimprovero o una svalutazione in concomitanza di uno sbaglio.  
Così come la comunicazione orientativa tra giocatori va costruita e allenata come una qualsiasi altra abilità sportiva (vedasi articolo precedente), anche la comunicazione supportiva deve prescindere dalla vocazione solidale di questo o quel giocatore per diventare l’equivalente di uno schema di gioco che anziché essere tattico è psicologico. 
 
Gruppo unito calcio fare squadraADDESTRARE I CALCIATORI A SOSTENERSI A VICENDA IN CAMPO
  • Addestrare i calciatori, sin dalla scuola calcio, a rinforzare il compagno in occasione di una buona esecuzione con un: “bravooo”, “grandeee”, “bel colpo”, oppure con un gesto (battere un cinque) come si fa in altri sport di squadra (pallavolo, pallacanestro), rappresenta un potente stimolo all’interessato a far di più e meglio nel prosieguo della partita.
  • Addestrare i ragazzi a sostenere il compagno dopo una buona giocata non coronata da successo con un: “buona l’ideaaa”, “dai…che la prossima ti viene”, spinge il destinatario a non perdersi d’animo o a rifugiarsi nella “sfiga”, ma a ritentare con rinnovata caparbietà giocate importanti.
  • Addestrare i ragazzi sin dalle loro prime esperienze sportive a supportare il proprio compagno che sbaglia ad esempio un passaggio o un goal, un’entrata, un posizionamento, una parata, un autogol  con un : “forza…dai dai si riparte”, “coraggio non mollare...”, “non importa capita a tutti…”, “dai la prossima ti viene ok…” magari accompagnato da un gesto di vicinanza (es. una pacca sulla spalla), aiuta chi ha sbagliato a sentirsi meno in colpa, a sentire che i compagni non gliene vogliono, a staccarsi più facilmente dall’errore e a concentrarsi per le azioni successive.  
  • Anche quando un reparto o la squadra nel suo complesso va in difficoltà o subisce un goal pesante è importante che si addestri il gruppo a reagire psicologicamente in modo collettivo. Così come infatti si festeggia tutti assieme in occasione di un gol, è altresì importante che il gruppo si ricompatti dopo aver subito un goal per esempio riunendosi rapidamente in cerchio tutti assieme (il volley insegna), facendo lanciare al capitano uno slogan di auto-incoraggiamento che aiuti tutti a sfumare il sentimento di scoramento individuale e ridesti rapidamente il desiderio gruppale  di rivalsa.
In tutti gli esempi citati sin qui abbiamo volutamente usato il termine addestramento. Questo perché deve essere chiaro che se l’istruttore o l’allenatore vuole che il proprio gruppo sviluppi questo modello di  comunicazione supportiva, deve innanzitutto:
  1. spiegarne il significato profondo ai suoi allievi,
  2. lo deve proporre come un’abilità sportiva da acquisire come tutte le altre,
  3. deve inserirla e curarne l’applicazione continua in allenamento durante la settimana
  4. deve monitorarne l’attuazione in partita.
Lavorare con i giocatori su queste competenze comunicative, insieme a quelle orientative, oltre che una forma di fair play interno, restituisce al gruppo un senso di maggiore coesione complessiva, di consolidamento del senso del “noi”, la forte sensazione da parte di ciascuno di poter contare stabilmente sull’aiuto, la solidarietà e il rispetto del compagno anche nei frangenti più critici della partita.

Foto: Max Pixel, PxHere

Autore

| Psicologo - Psicoterapeuta
Laureato in Psicologia nel 1986 all’Università di Padova, svolge da 25 anni l’attività di psicologo clinico convenzionato presso il Dipartimento Dipendenze dell'AAS n.5 “Friuli occidentale”.
  • Consulente dal 2010 per il settore giovanile del Pordenone Calcio (Lega Pro).
  • Collaboratore esterno - Settore Giovanile Scolastico - FIGC del Friuli Venezia Giulia e membro del Coordinamento Regionale Psicologi Settori Giovanili della FIGC-SGS- Friuli Venezia Giulia.
  • Formatore della FIGC - Friuli Venezia Giulia - Settore Tecnico per i corsi allenatori UEFA B.
  • Socio dell’AIPS (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)

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