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Il timing nell'allenamento integrato

Il timing nell'allenamento integrato

 
Obiettivo
Sommario
L’obbiettivo delle esercitazioni deve essere quello di creare un timing in grado di esprimere le capacità motorie in modo situativo e variabile
Obiettivo dell’allenamento integrato è di creare un timing in grado di esprimere le capacità motorie in modo situativo e variabile, come richiesto nel calcio” (Arcelli E., Borino U., 2004).
 
In questa definizione del 2004 ci sono molti termini da chiarire, ma soprattutto da rendere il più possibile pratici.
  • Il termine allenamento integrato è sempre di più sulla bocca degli allenatori, ma spesso, in modo poco appropriato. È oramai chiaro che lo studio del calcio nelle sue parti abbia portato dei nitidi miglioramenti nella conoscenza del stesso e della relativa metodologia d’allenamento. Ma, chi crede nel calcio integrato, pensa anche che sia difficile se non impossibile allenare le singole sfere dell’allenamento separatamente e che quindi per migliorare ogni singola parte del nostro sport, sia indispensabile allenarla in una modo quanto più possibile vicino alla situazione partita .
Se vogliamo allenare la ricezione orientata (Mr. Mino Favini – Responsabile del Settore Giovanile dell’Atalanta per anni – riteneva questo fondamentale prevalente per la scelta dei talenti) non potremo farlo con un compagno e due delimitatori che danno un cambio di senso: vorrebbe dire ripetere un gesto completamente estrapolato dalla situazione; mancano avversari, tempi e spazi così da rendere veramente allenante l’esercizio.
 
  • Dopo aver spiegato e concordato sul termine "integrato", diremmo che nel linguaggio comune il timing viene chiamato “senso del tempo”. Nel campo dell’allenamento il suo significato è più ampio e va oltre l’aspetto temporale, per diventare l’arte di coordinare la tattica, la tecnica, la condizione fisica e psicologica.
Così il nostro esercizio di ricezione orientata potrebbe diventare puntuale se messo all’interno di un possesso palla con obbligo di attaccare frontalmente il ricevitore della stessa: così la ricezione orientata destra o sinistra sarebbe decisamente più situazionale.
 
  • La definizione di Arcelli e Borino continua con due termini particolari: “Situativo e variabile”. Una esercitazione si ritiene integrata quando la variabilità della situazione è permanente. Ecco che a questo punto un possesso palla potrebbe essere non sempre variabile e la partita diventa l’allenamento principe. La nostra esercitazione, per essere centrale nell’allenamento del particolare della ricezione orientata, potrebbe essere una partita con obbligo di tre tocchi.
Tre tocchi?! Perché tre e non uno o due?! Rispondiamo passo passo:
  • Non uno perché non ci sarebbe più la ricezione; saremmo già nel campo della trasmissione, con un gran lavoro per quel che gli spagnoli chiamano cognitivo.
  • Non due perché i giocatori potrebbero riuscire a fare delle ricezioni statiche per poi trasmettere orientato.
  • Il terzo tocco spinge al pressing l’avversario. La ricezione orientata diventerebbe indispensabile per uscire dal pressing col primo tocco.
 
La scienza ci dice che questa è la strada. Per la costruzione delle nostre esercitazioni abbiamo il compito di tenerne conto. Il calcio va in questa direzione.
 
L’obiettivo delle nostre esercitazioni dovrà essere quello di creare un timing in grado di esprimere le capacità motorie in modo situativo e variabile.
 
Ora è più chiaro!

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