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L'allenatore nel pallone

L'allenatore nel pallone

 
Obiettivo
Sommario
La nuova stagione parte sempre con buoni propositi e ambizione di miglioramento. Vediamo come gestire al meglio tutti gli stati d'animo.
Con l’inizio di una nuova stagione i buoni propositi e gli obiettivi sono sempre molti. È importante prima di tutto capire da dove partiamo noi come allenatori tra consapevolezze, dubbi, coscienza dei propri limiti e, in particolare, dei propri errori: le emozioni ed i vissuti in gioco possono essere discordanti, l’ammissione di colpa non sempre è facile. Cosa serve per gestire al meglio tutto ciò e fare in modo che capiti il meno possibile? 
 
Luciano Spalletti Inter ZenitTante volte nel corso degli articoli sulla corretta gestione dell’errore mi sono trovata ad esordire dicendo “a nessuno piace sbagliare” piuttosto che “errare è umano”.
Sono certa che razionalmente ne siamo tutti convinti e spesso riusciamo a tradurre in pratica questo credo quando a sbagliare sono i nostri ragazzi poiché giustificati dalla giovane età e dal contesto di apprendimento.
Quando però a sbagliare siamo noi tecnici la questione diventa forse più difficile da gestire sia da un punto di vista pratico: “Come lo dico? Cosa dico? Devo giustificarmi? Faccio finta di nulla?! …”, ma anche da un punto di vista emotivo e psicologico: “Se ho sbagliato significa che non sono bravo! Oddio che figura!! Se ne saranno accorti? Cosa penseranno di me? Speriamo in tribuna non ci sia nessuno della dirigenza …”. 
Spesso a preoccuparci è la paura che venga meno l’immagine di competenza. I nostri colleghi o la dirigenza potrebbero pensare che se sbagliamo allora non siamo bravi abbastanza. Sbagliando temiamo di perdere la fiducia e la credibilità dei nostri giocatori; forse i genitori potrebbero trovare il pretesto per attaccarci o andare a lamentarsi con la Società.
 
Siamo all’inizio di una nuova stagione.
È fondamentale partire con convinzione e con le idee chiare per essere pronti a gestire anche un errore che può essere nostro. Cosa serve allora?
 
COSA SERVE PER GESTIRE GLI ERRORI?
  • MOTIVAZIONE: “voglio imparare”. Anche io, come gli altri, imparo, miglioro e cresco, sempre. Non esiste un capolinea, siamo in viaggio e dal viaggio come dalle fermate impariamo, pronti anche a cambiare binari se necessario. 
  • COMPETENZA: “niente scuse!”. Dobbiamo formarci, aggiornarci, essere disponibili al confronto, curiosi di sapere per aumentare il nostro bagaglio di esperienze e competenze tecniche, comunicative, sociali. Ciò riduce la probabilità di commettere errori e aumenta la possibilità di saper correggere uno sbaglio.
  • BUONA AUTOSTIMA: “sbagliare non significa essere sbagliati”. Con le considerazioni precedenti, concedersi il diritto di sbagliare diventa più facile se alla base ho fiducia in me stesso, nelle mie competenze e capacità. Ritenersi bravo non significa essere infallibile. Ritenersi bravo vuol dire anche sapere ammettere di aver sbagliato.
  • RESILIENZA: “ho fiducia quindi tengo duro”. Anche gli allenatori devono allenarsi per aumentare tale aspetto di personalità. Sapere quindi che l’errore può trasformarsi in una grossa opportunità di crescita personale e di squadra, in momento di riflessione e revisione della programmazione, di una convinzione, delle proprie scelte. La persona resiliente ha fiducia nell’operato personale e umano. Affronta le sfide e i momenti di impasse con un atteggiamento positivo e con coraggio. L’errore lo stimola a lavorare con più forza e determinazione.
  • UMILTÀ: “so fare un passo indietro”. Mettersi e rimettersi in gioco lasciando fuori orgoglio, presunzione ed egocentrismo. Chiedere, cercare, trovare nuove soluzioni, sperimentare.
  • COMUNICATIVITÀ: “so fare un passo in avanti”. Essere capaci di chiedere scusa, ammettere di aver sbagliato, confrontarsi con i colleghi piuttosto che con i giocatori stessi che hanno molte più risorse di quanto crediamo, motivare le nostre scelte e idee anche quando poi si rivelano sbagliate … tutto ciò richiede grosse capacità comunicative ed empatiche per essere compresi e per capire gli altri sia emotivamente che ideologicamente.

 

Nelson Mandela sogno

 

La comunicazione è il ponte che ci unisce agli altri: ai nostri giocatori, ai genitori, agli allenatori. E se nella costruzione del ponte che conduce alla crescita personale di ognuno un tassello viene posto male, fingere che nulla sia successo potrebbe rivelarsi dannoso e pericoloso.

Trovare una soluzione diversa, quando necessario, diventa fondamentale e segno di intelligenza.


Foto di: Virin (USAF Website), Vladimir Mayorov, LSE Library

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

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