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Pubalgia: quando la causa è la sindrome retto-adduttoria

Pubalgia: quando la causa è la sindrome retto-adduttoria

 
Obiettivo
Sommario
Le cause della pubalgia possono essere molte, tuttavia nel paziente sportivo una notevole rilevanza clinica spetta alla sindrome retto-adduttoria
 
Come evidenziato nei precedenti articoli, le cause della pubalgia possono essere molte, tuttavia nel paziente sportivo una notevole rilevanza clinica spetta alla sindrome retto-adduttoria.
 
DI COSA SI TRATTA?
La sindrome retto-adduttoria è una forma pubalgica, di origine microtraumatica, nella quale è presente un'infiammazione cronica nel sito di inserzione sul pube, ovvero a livello dei tendini dei muscoli adduttori e addominali (Fig. a lato). La causa dell'infiammazione risiede in un sovraccarico funzionale o in microtraumatismi ripetuti nel tempo di tipo torsionale e di trazione a livello delle inserzioni tendinee dei muscoli sopra citati. Il pube infatti è il centro in cui confluiscono notevoli tensioni sia dall'alto, con gli addominali, che dal basso con gli adduttori, i quali si trovano ad agire su uno spazio esiguo favorendo così il sovraccarico funzionale.
Interessa soprattutto gli atleti professionisti di sport ad elevato utilizzo degli arti inferiori (calcio, corsa, football, tennis, rugby, scherma, atletica, equitazione, ecc), di sesso maschile, che svolgono attività continuative ad alto livello. La problematica si accentua particolarmente se in essi sono presenti problemi posturali, che creano asimmetrie del bacino, come l'eterometria degli arti inferiori, un'accentuata curvatura lombare, blocchi sacro-iliaci, patologie congenite dell'anca, ecc. Più frequentemente colpiti sono i calciatori, i quali eseguono numerosi gesti tecnici che provocano  sollecitazioni importanti a livello pubico (calciata, dribbling, scivolate, cambi di direzione), e le donne in gravidanza. 
In ogni caso, al di là del tipo di sport praticato e delle problematiche posturali, non bisogna dimenticare che la pubalgia può sopraggiungere anche a seguito di un cambiamento del tipo di allenamento o, anche, del terreno sul quale lo si svolge (troppo cedevole o eccessivamente irregolare, ad esempio) e del tipo di scarpe utilizzato.
 
CORRELAZIONI BIOMECCANICHE DELLA SINDROME RETTO-ADDUTTORIA
La stabilità del bacino è permessa dall'interazione armonica di numerosi gruppi muscolari, legamenti e congruenze ossee. La zona pubica, essendo il fulcro del nostro corpo, risulta il punto d’incontro-scontro delle forze che arrivano dal basso (l'impatto al suolo) e di quelle discendenti (peso del tronco). In tal senso un ruolo fondamentale viene svolto dalla muscolatura adduttoria e addominale, viste le loro strette connessioni con la sinfisi pubica. Le loro azioni sono antagoniste: gli addominali, ed in particolare il retto, agiscono con un vettore forza diretto superiormente e posteriormente, mentre gli adduttori agiscono con un vettore diretto inferiormente ed anteriormente (Fig. 2). 
 
Fig 2. Forze d'incontro-scontro e azioni muscolari.
1 Distribuzione forza peso del tronco; 2 Distribuzione forza d'impatto al suolo; 3 Vettore forza addominali;  4 Vettore forza adduttori.
 
La lesione, la debolezza o il malfunzionamento di uno dei due muscoli comporta inevitabilmente uno squilibrio funzionale. Inoltre spesso nel calciatore si riscontrano ischio-tibiali eccessivamente sviluppati ed accorciati, i quali impediscono al ginocchio di estendersi correttamente, ad esempio mentre si corre o si calcia, il che va a disturbare il lavoro degli adduttori che non trovando più lo spazio biomeccanico per lavorare in modo corretto si contraggono e si irrigidiscono. Il movimento non riesce più ad essere ampio e fluido, come sarebbe invece necessario nella performance atletica, il corpo è costretto ad adottare compensi per permettere la funzionalità del gesto, ma ciò provoca solamente delle sollecitazioni eccessive in uno stato di insufficienza passiva.
 
SINTOMI
La sindrome retto-adduttoria si manifesta con dolore localizzato a livello inguinale o sovrapubico, con irradiazione alla faccia mediale della coscia, a livello della parete addominale e più raramente in sede perineale. Di solito la sintomatologia è monolaterale, ma anche bilaterale. Nelle prime fasi della patologia il dolore è leggero, spesso silente, viene messo in evidenza dalla palpazione, ma non inficia l'attività atletica, oppure si presenta solamente durante la pratica sportiva e dimuisce gradualmente una volta terminata. Queste fasi sono quasi sempre sottovalutate! 
Nelle fasi più avanzate l'attività fisica è impossibile, con dolore anche durante la deambulazione. Può arrivare a compromettere la vita di relazione.
 
COSA FARE?
In caso si riscontrino i sintomi appena descritti è buona norma non sottovalutare il problema (soprattutto nelle fasi iniziali della patologia!). Inizialmente sarà necessario limitare la pratica sportiva, se non addirittura sospenderla, fino alla completa scomparsa del dolore/fastidio sia a riposo che durante l'attività. Se questi dovessero persistere, anche se di lieve entità, sarà necesario eseguire al più presto una visita specialistica per diagnosticare l'origine di tale disturbo, al fine di diminuire drasticamente gli eventuali tempi di recupero. 
 
ESERCIZI UTILI
Gli esercizi elencati di seguito vengono eseguiti sia per la prevenzione, sia per la rieducazione funzionale del paziente con sindrome retto-adduttoria e vanno eseguiti a fine allenamento, o comunque dopo un adeguato riscaldamento muscolare. Gli esercizi di stretching vanno mantenuti per 30 secondi e durante l'espirazione dev'essere favorito il rilassamento muscolare.
  1. Stretching ileo-psoas:  la tensione muscolare si avverte anteriomente all'anca;

 

 

  1. Stretching ischio-tibiali: la tensione è avvertita a livello posteriore della coscia.

 

 

  1. Esercizi di core stability: le varianti sono molte, di seguito sono rappresentate le due posture base che vanno mantenute almeno 30 secondi (consigliato 1-2 minuti).

 

 

  1. Contrazioni eccentriche degli adduttori: l'atleta è in posizione supina, con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati a terra. Viene chiesto di contrarre gli adduttori come per avvicinare le ginocchia tra loro. Il terapista non solo glielo impedisce, ma divarica le gambe del giocatore provocando così una contrazione eccentrica degli adduttori. Consigliate 3 serie da 10-15 ripetizioni.

 

 

  1. Contrazioni eccentriche dei retti addominali: dalla posizione di partenza rappresentata in figura l'atleta estende l'anca, mantenendo il ginocchio esteso, fino a portare i talloni a 5-10 cm dal suolo. A questo punto il terapista o un compagno di squadra riporta gli arti inferiori in posizione di partenza. Consigliate 3 serie da 10-15 ripetizioni.

 

 
Bibliografia
  • Arbasseti C. 2011, Il trattamento manuale della sindrome retto-adduttoria;
  • Bisciotti N. 2009, La Pubalgia dello Sportivo, Inquadramento clinico e strategie terapeutiche;
  • Holmich 1999; Effectiveness of active physical training as treatment for long-standing adductor-related groin pain in athletes: randomised trial;
  • Marcon F. 2015, Revisione della letteratura con metanalisi sull'efficacia della terapia manuale e dell'esercizio terapeutico nel trattamento della pubalgia nello sportivo.
  • Valent A. 2012, Insertional tendinopathy of the adductors and rectus abdominis in athletes: a review.
  • Weir A. 2011;  Manual or exercise therapy for long-standing adductor-related groin pain: a randomised controlled clinical trial.

 

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Autore

| Fisioterapista presso AS Cittadella 1973

Nasce a Cittadella, dove si diploma presso l'Istituto Antonio Meucci con percorso di studi ad indirizzo Scientifico Tecnologico sperimentazione "BROCCA".

Nello stesso anno si iscrive al corso di Laurea in Fisioterapia tenuto dall'Università di Verona presso il Polo Didattico di Vicenza.

Consegue la laurea nel Novembre 2015 e, a Dicembre dello stesso anno inizia a lavorare per l'AS Cittadella Calcio in qualità di fisioterapista del settore giovanile.

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